09/07/2010 16:34:59
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di HA Hellyer

C'è poco che si può considerare meno controverso dell' “interesse per l'ambiente”. E' una di quelle cause che le persone possono (e dovrebbero) abbracciare senza trovarsi attaccati. Come si può non essere d'accordo riguardo al bisogno di doversi prendere più cura del mondo nel quale viviamo? Dopotutto, si tratta (battuta d'entrata per la musica di sottofondo) di un solo mondo, no?
 
Ma c'è sempre una prima volta per tutto. Il principe che sarà re, Carlo di Galles, si è trovato a parlare di questo argomento totalmente non provocatorio e per questo è stato biasimato. 
 
In una conferenza che ha avuto luogo al Teatro Sheldonian dell'Università di Oxford, ha parlato del sacro dovere per gli esseri umani di mantenere questo mondo in maniera che si addica al suo Creatore e del bisogno degli esseri umani di ricordarsi di questo dovere. Naturalmente ha parlato da credente – il principe Carlo è un cristiano e diventerà il capo di una Chiesa nazionale se mai succederà al trono. 
 
Si tratta forse di due colpi in uno. Mentre la tendenza repubblicana dei britannici non è abbastanza forte per incoraggiare la famiglia reale a salpare dalle sue coste, succede spesso che quando i reali parlano vengono attaccati da alcune frange della stampa per aver presentato qualsiasi opinione. Quando parlano da credenti, le nostre sensibilità secolarizzate li trovano spesso di cattivo gusto – generalmente non “trattiamo Dio” che sia in privato o in pubblico. La nostra forma di laicismo ci dice che qualsiasi menzione di Dio o della religione  nella pubblica sfera è riconosciuta come fuori luogo.

Ma il principe è andato un passo oltre. Non ha parlato di Cristo e dei suoi discepoli – ha parlato in maniera adulatoria e sofisticata del Corano e della dottrina spirituale dell’Islam riguardo all’ambiente.

E’ incredibile considerare che nel XXI secolo, quando i leader politici musulmani in giro per il mondo offrono raramente dottrine islamiche con una qualsiasi rilevanza pubblica, il possibile re di Inghilterra e capo della Chiesa di Inghilterra parla dell’Islam nei termini che seguono: “La verità sconveniente è che condividiamo questo pianeta con il resto della creazione per una buona ragione – e cioè che non possiamo esistere da soli senza la complicata ed equilibrata rete di vita attorno a noi… l’Islam l’ha sempre insegnato e ignorare questa lezione vuol dire venir mento al nostro contratto con la creazione”.
 
Il pubblico invitato dal Centro per gli Studi Islamici di Oxford ha riservato al principe una standing ovation, come era semplice aspettarsi. Erano presenti dignitari provenienti da lontano – il ministro degli Affari Islamici del Marocco, per esempio, inviato dal re. Fra gli altri partecipanti il Sindaco di Oxford, John Goddard, il principe Turki al Faisal, il principe Mohammad bin Nawaf bin Abdulaziz, l’ambasciatore saudita nel Regno Unito e altri studiosi religiosi e figure di spicco.

Ciò che anche ci si aspettava era la reazione negativa al suo discorso. Il principe era andato precendentemente “contro la sua natura” parlando dell’Islam. Anni fa, aveva detto qualcosa di abbastanza simile, sempre ad Oxford, ricordando ai suoi ascoltatori che l’uomo e la natura vivono una relazione olistica e che dimenticarlo sarebbe un invito (come lo è già, dal suo punto di vista) alla catastrofe. A questo riguardo, noi occidentali faremmo bene ad imparare alcune lezioni da tutte le tradizioni sacre ma particolarmente dall’Islam nel quale, ha affermato, sono evidenziate in maniera particolare.

Allora, come oggi, non si trattava esattamente delle cose più popolari da dire. In questi giorni, tuttavia, tali commenti fanno alzare più che le sole sopracciglia. In risposta alle sue osservazioni sull’Islam e sull’ambiente, il principe è stato accusato di essere un musulmano non dichiarato (abbastanza un insulto – chiedete al presidente Barack Obama) e un dhimmi (un non musulmano conquistato). E’ stato anche suggerito che fosse semplicemente pazzo – dopotutto, come altro avrebbe potuto un occidentale non musulmano parlare in termini positivi dei principi dell’Islam senza avere qualcosa di profondamente sbagliato?

Questa agitazione pubblica ha avuto luogo quando altri commentatori stavano attaccando le comunità musulmane per non riuscire a integrarsi nella società britannica e stabilire buone relazioni con i non musulmani. Il sottotitolo sembra essere questo: integratevi nella nostra società ma siate pronti a lasciare fuori dalla porta la vostra religione. Non siamo interessati, non la vogliamo e non fateci perdere tempo.

Quando le comunità diventano parte integrante delle società, devono essere in grado di portare un qualche contributo. In questo caso, il principe ha reso un gran servizio alla coesione comunitaria nel Regno Unito. Ha parlato eloquentemente del contributo che i musulmani possono dare, non basato sul rigetto loro o delle loro tradizioni ma trovando le parti migliori di quelle tradizioni e mettendole in pratica riguardo a un problema che ci riguarda tutti, musulmani e non musulmani. Quando il futuro re parla così, non si può sottovalutare l’effetto che le sue parole possono avere su un giovane musulmano o una giovane musulmana nel Regno Unito.

Oltre a queste considerazioni domestiche, il principe ha anche detto una cosa importante in uno spettro più ampio. La crisi economica mondiale ha mostrato chiaramente come l’avarizia (che il capitalismo senza limiti sicuramente incoraggia) può danneggiarci collettivamente. Le società in Occidente e anche nel mondo musulmano, sembrano essere in competizione per saziare la loro avarizia – senza guardare, così sembra, oltre all’immediato desiderio consumistico. Se le persone sono oneste, possono vederlo anche nel mondo musulmano.  
 
Quando il principe dice che l’Occidente è stato “privato dell’anima” dal consumismo, centra il punto e non solo per l’Occidente. Che una persona sia credente o no, agnostica o atea, non può fare a meno di riconoscere che la sfrenata soddisfazione dei propri desideri più vili non può essere la strada da percorrere per arrivare a una società più umana. Si tratta di un punto che non verrà colto dalla maggior parte dei britannici – e certamente anche dalla maggior parte della gente nel mondo musulmano.
 
(09 luglio 2010)

Fonte:
The National

Traduzione di E.D.
 
 
 



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