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16/07/2010 16:55:57
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«Sarebbe come se nostro figlio Munir di due anni fosse sequestrato in un paese straniero dall’Italia». Ha il dono della sintesi Moira Paoletti che insieme al marito Masoud, egiziano da vent’anni nel nostro Paese e cittadino italiano, entrambi residenti nelle Marche, ha ottenuto in kafala (o affidamento illimitato, visto che l’adozione nei paesi islamici non esiste) dal ministero degli Affari sociali egiziano Munir, un bimbo abbandonato dalla nascita. «Sono 9 mesi che attendiamo di portarlo in Italia, ma al ministero degli Esteri italiano la nostra domanda giace sotto tante altre alla Commissione Visti – spiega mamma Moira –. Abbiamo in mano il passaporto egiziano di Munir e paghiamo le spese all’orfanotrofio che ha accettato di continuare a ospitarlo, ma quando ci daranno l’ok per il ricongiungimento?».

Moira e il marito Masoud, entrambi musulmani, hanno già un figlio di 11 anni e non potendone avere un secondo, hanno dato l’avvio all’unica pratica che la loro religione gli consenta, la kafala, una sorta di impegno a prendersi cura per sempre di un minore abbandonato. L’Italia però non riconosce questo istituto anche se avrebbe dovuto farlo entro il 5 luglio scorso, attraverso la firma della Convenzione dell’Aja. Era quella l’ultima data che l’Unione europea aveva stabilito per i Paesi «ritardatari» come il nostro. Ma l’Italia ha fatto finta di niente.

«Questo è l’unico modo di dare una risposta alle situazioni irrisolte in cui si trovano oggi i bambini in difficoltà familiare: minori non accompagnati, bambini che provengono da paesi colpiti da catastrofi naturali, o eventi bellici, minori in kafala – spiega Marco Griffini, anima dell’Aibi –. Come la famiglia del piccolo Munir ci risulta che ci siano altri 600 nuclei in queste condizioni, ma i dati sono molto controversi. Per riunire e catalogare questi casi abbiamo pensato di aprire un sito a loro dedicato oltre a un Libro bianco da presentare ai nostri politici». «La kafala – prosegue Griffini – è una misura di protezione dei bambini islamici abbandonati e va riconosciuta attraverso la Convenzione dell’Aja. La mia impressione è che questo istituto non sia visto di buon occhio».

E proprio mercoledì scorso è arrivato il parere del Comitato per l’Islam italiano, presieduto dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, in cui si prende atto che «il diritto nei Paesi islamici si fa carico delle esigenze del minore, che non sia adeguatamente assistito dalla famiglia naturale, attraverso l’istituto della kafala». Il Comitato ha chiesto che «nella legge di recepimento della Convenzione dell’Aja, che lo Stato italiano è tenuto ad approvare in tempi stretti, venga emanata una disciplina degli effetti della kafala».

(16 luglio 2010)

Fonte:
Avvenire



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