Islamica 

06/07/2010 16:48:31
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di Rassmea Salah

Oggigiorno la maggioranza dei musulmani divide l’intero sistema-mondo in due sfere: halal e haram. Alcuni musulmani sembrano non voler andare oltre questa semplicistica bipolarizzazione. Perché?
 
Probabilmente a causa del fallimento del sistema educativo. Se andassimo a vedere anche le scuole religiose, come al-Azhar, e cosa studiano del fiqh, ci troveremmo davanti allo studio di alcuni piccoli pamphlet recentemente scritti che riducono il tutto a halal e haram. A volte gli studenti di Al-Azhar si limitano a studiare i libri scritti dai propri insegnanti senza nemmeno leggere quelli classici. Quindi la conoscenza della ricchezza del dibattito, del confronto, del dialogo in ogni aspetto dello studio dell’Islam è scomparsa. Se prendessimo un laureato di Al-Azhar ci accorgeremmo che il suo sapere si riduce a ciò che dice la shafiyya. Ma cosa vuol dire shafiyya? Essa è una scuola giuridica all’interno della quale ci sono molte differenze. Quindi non vuol dire nulla parlare di Shafiyya, si dovrebbe specificare di che autore di questa scuola o quanto meno di che ramo di essa si sta parlando.
Comunque in generale si può affermare che è proprio il sistema scolastico che non educa ad un sviluppo del pensiero individuale, la gente dipende così da risposte preconfezionate date a delle domande standard.   
 
Mi parli della proibizione del vino e della carne di maiale.

Parte di queste proibizioni sul cibo e sulle bevande alcoliche potrebbero essere considerate delle demarcazioni per mettere delle distinzioni tra una società ed un’altra, o tra i gruppi o tra le comunità. Hanno una funzione di demarcazione, per garantire un’identità ad una certa religione. E questo è successo a tutte le religioni. Perché alcune persone non mangiano la carne? Perché le mucche sono sacre per l’Induismo? Non possiamo dare una spiegazione esauriente a queste domande. Ci sono senz’altro molti tentativi di darvi delle spiegazioni razionali.
Per quanto riguarda il vino, ciò che si suppone sia proibito è il khamr. Cosa intendiamo con khamr? Dobbiamo prendere il suo significato metaforico? Se così fosse dovremmo intendere per khamr tutto ciò che può recare danno o intossicazioni al corpo.
Ed è questo quello che i fuqaha hanno cercato di spiegare e cioè che il khamr non è il nome specifico di chissà quale prodotto. Ma è una categoria. Quindi ogni cosa che  ha lo stesso effetto del khamr allora è proibito in quanto reca danno al corpo. Per altri fuqaha invece, specialmente per quelli hanafiti, il khamr è ciò che è stato distillato quindi non includono il vino in questa categoria poiché il vino è stato fermentato naturalmente. Io naturalmente sto parlando dei primi fuqaha hanafiti. Infatti nella maggioranza delle corti dei governatori e dei califfi il vino veniva servito, quindi dal loro punto di vista il vino non era khamr.
Direi che quando in una comunità un fenomeno si trasforma in una specie di droga o di dipendenza, succede che chi comandi lo proibisca. Quindi direi che il vino non è proibito, non è haram. Nel Corano ci sono molto livelli di liceità e proibizione. Abbiamo innanzitutto la categoria degli hurrimat: l’illecito, il proibito. “In verità vi sono state vietate le bestie morte, il sangue, la carne di porco e quello su cui sia stato invocato altro nome che quello di Allah” (sura 2, versetto 179). È scritto con uno stile molto giuridico.
Abbiamo 2 categorie di tahrim, uno riguardanti il cibo e le bevande del quale il vino non fa propriamente parte. L’altra invece concerne i matrimoni. Il vino invece appartiene ad una terza categoria che si chiama fagtanibu. Si potrebbe replicare che appartiene invece alla categoria del makrouh non nella categoria del haram. I fuqaha però hanno pensato che fosse più sicuro metterlo nella categoia del haram per proteggere meglio la comunità da ogni possibile abuso. I fuqaha hanno così ridotto lo spazio del makrouh portando molti elementi di questa categoria a quella del haram, proibito. Oggigiorno la maggioranza dei musulmani ha dimenticato la categoria del makrouh e hanno ridotto l’intero sistema e i vari livelli di liceità in solo 2 dimensioni: haram o halal. E non è proprio così.
Abbiamo sì il haram e il halal ma anche il makrouh, il mubah. Quest’ultimo è quello che lascia più spazio di libertà poiché la shari’a non applica ad esso nulla. Lo spazio del mubah è stato via via ridotto anche a causa della crisi che la società post moderna sta vivendo ora. Per quanto mi riguarda metterei il vino nella categoria del  makrouh piuttosto che in quella del haram. Anche perché se così non fosse sarebbe stato nominato nella categoria dei hurrimat.
 
La definizione di Dar Al-Islam. Dobbiamo includere in questa categoria solo i paesi con un governo prettamente islamico come l’Iran? O vi rientrano anche i paesi a maggioranza islamica come l’Egitto, per esempio, ma che non si avvalgono affatto di un governo islamico? O ancora possiamo definire Dar al-Islam tutti i paesi in cui un musulmano ha la libertà di esercitare il diritto alla professione della propria religione ed è dunque libero di essere un musulmano, in primis paesi come Europa e Stati Uniti?

Il concetto di Dar al-Islam è un concetto classico. In realtà non potremmo nemmeno usarlo come categoria oggi poiché è una definizione antica che divide il mondo in sole due parti: Dar al-Islam e Dar al-Harb. Nel nostro XXI secolo, non possiamo veramente parlare di una Dar al-Islam anche perché se ad essa associamo i paesi dai governi islamici allora dovremmo citarne davvero pochi, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e pochi altri. E ciò escluderebbe di fatto tutto il resto del mondo musulmano che è invece numericamente molto più importante. Penso dunque che si debba andare oltre questa classificazione specialmente nel nostro contesto globale dove i musulmani sono ovunque nel mondo. Sarebbe meglio parlare di comunità islamiche piuttosto che di mondo islamico che è un concetto difficile da definire oggi in termini geografici. Esso infatti non rappresenta una ben definita area geografica così come lo era nel Medioevo. Oggigiorno musulmani e non convivono negli stessi spazi quindi non possiamo fare delle vere distinzioni fra la terra dell’Islam e  quella non islamica. Secondo me applicare tale categoria al mondo moderno è una deformazione della nostra epoca che non può essere ristretta alle categorie di un Medioevo che non esiste più.

(06 luglio 2010)



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