di Omar Camiletti *
Al pari dei campionati che si giocano nei vari paesi europei, anche per le nazionali partecipanti ai mondiali in Sudafrica, si vede come ogni squadra esprima una sua estetica, una sua concezione di gioco, di vita si potrebbe dire, in cui ognuno può riconoscersi per quel determinato periodo.
Come si può essere interisti senza essere milanesi o juventini senza necessariamente aver mai visto Torino, si può, come cantava Giorgio Gaber, simpatizzare per una “nazionale” che corrisponda ad un proprio stile. Nonostante l’inno di Mameli, ascoltando le radio in fm, ci si rende conto che sono molti gli italiani a non riconoscersi negli “azzurri”.
In Francia contro l’acerrima avversaria di sempre, l’Inghilterra, c’è stata l’Algeria come nazionale di “riserva" non solo da parte dei milioni di musulmani dell’Esagono. In Europa ad esempio, a sorpresa, sembra riscuotere molte simpatie fra i musulmani (e le musulmane) la nazionale della Germania per la semplice ragione che prefigura l’essenza stessa di una nuova Europa unita, difatti dei 23 giocatori che rappresentano la Germania alla Coppa del Mondo del Sudafrica, 11 hanno radici all’estero. Più della metà dei giocatori selezionati da Joachim Loew sono nati fuori della Germania oppure hanno un genitore non-tedesco. La squadra tedesca ha radici in otto diversi paesi - nove se vi si include la stessa Germania.
E’ per questo motivo che la grande “nazionalistica” speranza dei tifosi di calcio della Germania interpreta al meglio il ruolo dello sport di questa nostra epoca attraverso uno dei leitmotiv centrali del movimento olimpico e cioè l’accoglienza delle minoranze etniche nella società sportive. "Lo sport è uno strumento fantastico di integrazione sociale" ha dichiarato Jacques Rogge, presidente del Comitato olimpico internazionale, in una recente conferenza a Darmstadt.
La Federcalcio tedesca (DFB) non ha alcun timore nel celebrare la sua eclettica nuova generazione di giocatori – nonostante non manchino gli attacchi di gruppi di estremisti xenofobi e razzisti. Dal 2007 la DFB e il suo sponsor, la Mercedes-Benz, hanno indetto un premio per l’integrazione all’insegna dello slogan "Calcio: Molte culture - ma una stessa passione". La stessa federazione ha messo a punto una gamma di progetti e di attività per promuovere l'integrazione di giovani disadattati delle più diverse etnie sia per delle partite gratuite e sia per utilizzare il calcio come esempio.
Secondo i dati più aggiornati delle statistiche dell'Ufficio federale, una persona su cinque che nel 2008 viveva in Germania era di origine straniera. Del totale di 16 milioni che hanno radici all'estero, 3 milioni provengono dalla Turchia. Il calcio come sport più amato in Germania come nel resto d’Europa è un residuo del modi di vita del ‘900, gioco delle e per le masse, il gioco preferito - ma non esclusivamente - della classe operaia dei grandi centri industriali nell’Europa che fu.
Tuttavia è ancora oggi possibile a buon mercato praticare il calcio. Non richiede costosi equipaggiamenti però è in grado di promettere, per chi arriva in alto, grandi ricchezze, offrendo così la possibilità di salire nella scala sociale. Non è poi cosi difficile capire come mai una tale opportunità attiri i ragazzi immigrati posti in fondo a quella scala.
La cosa funziona in entrambi i sensi: se lo sport svolge con successo un ruolo di primo piano per l’integrazone nelle odierne società multiculturali, la Germania spera da parte sua di raccogliere negli stadi in Sud Africa i frutti della sua nazionale dalle varie differenze etniche. Lukas Podolski, Miroslav Klose e Piotr Trochowski sono nati in Polonia, trasferitisi oltre il confine da bambini alla caduta del comunismo. Marko Marin è nato durante la guerra che ha colpito la Bosnia-Erzegovina negli anni ’90. Con i suoi genitori, quando aveva due anni, ha trovato rifugio a Francoforte e quando ha compiuto la maggiore età, ha deciso di prendere un passaporto tedesco. Mario Gomez è nato nel Baden-Wuerttemberg ma il padre viene dalla Spagna.
Gomez potrebbe perdere il posto di titolare dell’ attacco della Germania a favore di un attaccante più in forma, nato in Brasile soprannominato "Helmut" ma più comunemente conosciuto come Cacau. Cacau, nato nella provincia di Sao Paulo, è emigrato in Germania dieci anni fa. Poco a poco progredì sia il suo tedesco che le sue prestazioni fino a vincere con lo Stoccarda il campionato della Bundesliga del 2007. Cacau è diventato un cittadino tedesco nel 2009 e la chiamata in nazionale da parte del selezionatore Joachim Loew non si è fatta attendere.
"Sono felicissimo che la Germania mi abbia adottato" ha detto." Sento che tutta la mia mentalità è profondamente tedesca". È per questo che Oliver Bierhoff, manager della squadra tedesca, si dice orgoglioso. "Ciò dimostra la straordinaria natura integrativa del calcio. E’ bello vedere come questi giocatori diano il massimo per la Germania - prosegue Bierhoff - Noi della DFB abbiamo preso una decisione in piena coscienza proprio per evidenziare questa realtà delle migrazioni in cui ci rendiamo conto come giocatori con genitori provenienti da altri paesi siano un arricchimento per noi capaci di portare caratteristiche diverse, creatività diverse e una diversa filosofia della squadra”.
Dopo che il capitano Michael Ballack è stato escluso per infortunio, in Germania non erano mancate incertezze sull’andamento della squadra ai mondiali in Sudafrica - fra l’altro era noto che Ballack, debuttante nella nazionale tedesca nel 1999, era nato in un altro stato, la ex Germania dell'Est ma il suo sostituto Sami Khedira, di padre tunisino, non vuol farlo rimpiangere dicendo “Tutto quello che noi vogliamo è vincere la Coppa del Mondo, non importa da dove si è arrivati, qui noi siamo la Germania”.
Ma il vero exploit viene atteso da Mesut Özil, figlio di immigrati turchi, centrocampista nella squadra Werder Brema dal 2008. Joachim Loew lo ha definito “l’incredibile regalo al calcio tedesco" perchè alla fine del 2007, dopo un tormentone mediatico e diplomatico, il ventenne Ozil ha infine fatto la sua scelta, emotivamente ardua, tra la mezzaluna turca e l'aquila tedesca. Cessando di avere la nazionalità turca, ha iniziato a indossare quella nerobianca della Germania.
Matthias Sammer, direttore sportivo della DFB trova questa nazionale tedesca "bella e un esempio di come con culture differenti e con diverso colore della pelle si possa lavorare lo stesso come squadra nazionale”. In altre parole, si dice sottovoce, il calcio fa ciò che alcuni politici tedeschi hanno da tempo smesso di pensare e fare, vale a dire vedere la Germania come una miscela di varie nazionalità ma in grado di essere comunque la “poderosa Germania”.
C’è chi lo riassume cosi: "Si dice che i calciatori africani siano forti fisicamente, mentre i giocatori europei abbiano una buona formazione di tattica. Una miscela dei due può rendere molto bene. " Altri giovani giocatori vedono le cose in una luce molto più sobria, il Portiere Manuel Neuer, per esempio. “Sono nato nella regione della Ruhr, sono cresciuto con un sacco di bambini immigrati a scuola, nella mia classe o in squadra nel mio club sportivo". Questo miscuglio di nazionalità cresciute insieme, per formare una squadra vincente, hanno però bisogno di un collante indispensabile - e qui, con un brillio negli occhi, il portiere Neuer ammette: “Angela Merkel ha ragione su una cosa: la chiave del successo è la lingua. Tutti parlano abbastanza bene il tedesco, il difensore Jerome Boateng ha un forte accento di Berlino, mentre il capitano Semi Khedira non fa assolutamente niente per nascondere il suo dialetto svevo. In altre parole l’uovo di colombo: quando i giovani sono ben integrati si identificano incredibilmente con il paese in cui sono cresciuti”.
* Scrittore e giornalista. Collabora con "Il Secolo d'Italia".
(22 giugno 2010)